Nella 34ª domenica del Tempo Ordinario, con la Solennità di Cristo Re si conclude l’anno liturgico del ciclo B e si celebra la regalità di Cristo, Signore del tempo e della storia, inizio e fine di tutte le cose. Il colore liturgico di questa festa è il bianco. Da domenica prossima avrà inizio il tempo forte dell’Avvento, che ci condurrà al Santo Natale.
Per prepararci alla Solennità di Cristo Re dell’Universo, proviamo ad approfondire la storia di questa festa.
Essa fu introdotta da papa Pio XI con l’enciclica “Quas Primas”, l’11 dicembre 1925, a conclusione del Giubileo che si celebrava in quell’anno.
Oltre ai cattolici, la festa è celebrata anche dagli anglicani, presbiteriani e da alcuni luterani e metodisti.
Con questa ricorrenza, si vuole sottolineare che Cristo è Signore della storia e del tempo.
Nel 1899, papa Leone XIII stabilì la consacrazione universale degli uomini al Cuore di Gesù, anticipando quella che sarebbe diventata la Solennità di Cristo Re.
Come detto, fu papa Pio XI a fissare la data della festa, stabilendola nell’ultima domenica di ottobre, con l’intento di affermare che il regno di Cristo è principalmente spirituale.
Gesù stesso lo affermò ripetutamente, in particolare davanti a Pilato, quando disse:
«Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perché io non fossi dato nelle mani dei Giudei; ma ora il mio regno non è di qui» (Gv 18,36).
Nel 1969, Papa Paolo VI spostò la celebrazione della Solennità di Cristo Re all’ultima domenica dell’anno liturgico, ovvero la domenica prima dell’Avvento.
Una curiosità legata a questa solennità è che, a partire dal 2021, per volontà di Papa Francesco, nel giorno in cui si celebra Cristo Re si celebra anche la Giornata Mondiale della Gioventù, che in precedenza ricorreva nella Domenica delle Palme.
L’origine del termine “Cristo Re”.
Il termine “Cristo Re” ha origine in vari passi biblici, che a volte si esprimono in forme diverse come: “Cristo, re di Israele”, “Re dei re”, “Re della Terra”, “Re delle nazioni”.
La regalità di Cristo era strettamente legata all’attesa messianica degli Ebrei, che vedevano nel Messia un discendente e un erede del re Davide.
I passi della Scrittura che attestano la regalità di Cristo sono i seguenti:
- «E cominciarono ad accusarlo, dicendo: “Abbiamo trovato quest’uomo che sovvertiva la nostra nazione, istigava a non pagare i tributi a Cesare e diceva di essere lui il Cristo re”» (Lc 23,2).
- «Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, affinché vediamo e crediamo!» Anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano» (Mc 15,32).
- «E da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra. A lui che ci ama, e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue» (Ap 1,5).
- «E cantavano il cantico di Mosè, servo di Dio, e il cantico dell’Agnello, dicendo: “Grandi e meravigliose sono le tue opere, o Signore, Dio onnipotente; giuste e veritiere sono le tue vie, o Re delle nazioni”» (Ap 15,3).
- «E sulla veste e sulla coscia porta scritto questo nome: Re dei re e Signore dei signori» (Ap 19,16).
L’enciclica “Quas Primas” e il messaggio di Pio XI.
Cosa dice in sintesi l’enciclica “Quas Primas”? Essa proclama la festa della “realtà sociale permanente e universale di Gesù Cristo”, contrapponendola allo Stato ateo e secolarizzato, che Pio XI definiva “la peste del nostro tempo”.
Il Papa sottolineava che i mali del mondo derivano dal fatto di aver allontanato sempre di più Cristo e la sua legge dalla vita personale, familiare e sociale.
Per Pio XI, non poteva esserci speranza di pace duratura tra i popoli se gli individui e le nazioni avessero rifiutato l’impero di Cristo Salvatore. Di conseguenza, la restaurazione del Regno di Nostro Signore era un imperativo per la Chiesa, la quale avrebbe dovuto proclamare Cristo come Re dell’Universo.
Questa festività, celebrata nell’ultima domenica dell’anno liturgico, ci ricorda che Cristo Redentore è il Signore della storia e del tempo. Egli è l’Alfa e l’Omega, come scritto nell’Apocalisse (Ap 21,6).
Gesù stesso ha confermato la sua regalità davanti a Pilato, rispondendo alla domanda: “Allora tu sei re?” con la parola: “Tu lo dici, io sono re” (Gv 18,37).
Pio XI insegnava che Cristo è veramente Re.
Come scriveva il suo successore, Papa Pio XII, nell’enciclica “Ad Caeli Reginam” (11 ottobre 1954), Cristo è Re “in senso pieno, proprio e assoluto”, essendo egli vero Dio e vero uomo.
Il regno di Cristo, come affermato nei Vangeli, non è di questo mondo, cioè non ha origine nel mondo degli uomini, ma in Dio stesso. È un regno che si fonda sulla Verità e sull’Amore. Ai suoi sudditi, questo Re chiede non solo di distaccarsi dalle ricchezze e dalle cose terrene, ma anche di essere miti, giusti e disposti a prendere la propria croce, e seguirlo. Il Regno di Cristo troverà il suo pieno compimento alla fine dei tempi.
Come insegna il Concilio Vaticano II, “qui sulla terra il Regno è già presente, in mistero; ma con la venuta del Signore, giungerà a perfezione” (*Gaudium et spes*).
Possiamo concludere che, la Solennità di Cristo Re dell’Universo non è solo una celebrazione liturgica, ma un richiamo potente a riflettere sulla nostra vita cristiana e sul nostro impegno a vivere sotto la signoria di Cristo. In un mondo che spesso cerca risposte nella politica, nell’economia e nelle ideologie, questa festa ci ricorda che il regno di Cristo è fondato sulla Verità e sull’Amore, e che solo sotto la sua guida possiamo sperare in una vera pace e in una società giusta.
Celebrando Cristo come Re dell’Universo, rinnoviamo il nostro impegno a vivere secondo i suoi insegnamenti, riconoscendo la sua autorità su ogni aspetto della nostra esistenza.