Solennità di CRISTO RE

Dal Vangelo secondo Giovanni 18,33b-37

In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

RE DEI RE

Crea stupore contemplare questa immagine!

Lo sfarzo dei simboli regali e sacerdotali dell’imperatore bizantino e dello zar russo rimanda alla grazia e alla bellezza di Cristo, vero Re ed eterno Sacerdote.

In questa icona, Cristo ha i tratti tipici di uno zar russo e, sopra il sakkos vescovile rosso (veste liturgica della Chiesa orientale simile a una dalmatica latina, ma più ampia), ornato di piccole croci inscritte in numerosi cerchi, porta una ricca stola con due grandi croci nere.

Maria, vestita in abiti regali ornati di perle e rilievi d’oro come un’imperatrice bizantina, porta sulla testa una corona preziosa e regge uno scettro. La sua figura ricorda la regina di Saba davanti a re Salomone, ma davanti a lei c’è “qualcuno più grande di re Salomone” (Luca 11,31). Se Cristo è lo sposo, Giovanni Battista è l’amico dello sposo e per Lui esulta e gioisce, come sta scritto sul cartiglio che il profeta regge in una mano.

“Storia”: Le nozze tra Cristo e la Chiesa sono anticipate nella Bibbia dalle parole del Salmo 44: “Sta alla tua destra la regina in ori di Ofir”.

Maria rappresenta la Chiesa-regina, e Cristo è sposo, re e sacerdote.

Maria è prefigurata nell’Antico Testamento dall’immagine della regina di Saba, che andò a far visita a Salomone attratta dalla sua sapienza. L’oro di cui è rivestita la regina proveniva da Ofir, come riferisce il Libro dei Re (1 Re 10,28). Cristo, rivestito della dignità regale e vescovile, è preannunciato dall’immagine di re Salomone e anche della divina Sapienza: la Santa Sofia, che in alcune icone siede in trono tra la Vergine e il Battista.

Cristo sommo sacerdote è rappresentato anche da solo, secondo le parole del Salmo 109: “Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchisedek”. La mitra di Cristo è decorata di perle preziose e pendenti rossi e azzurri (parapendoulia).

Le parole del libro aperto che Egli regge dicono: “Il mio regno non è di questo mondo”, e ancora: “Prendete e mangiate, questo è il mio corpo”.

Le scritte rosse in greco, su fondo d’oro, alla destra e alla sinistra confermano: “Il Re dei Re” e “Sommo Sacerdote”.

“Testo”: “La figlia del re è tutta splendore, gemme e tessuto d’oro è il suo vestito. È presentata al re in preziosi ricami” (Salmo 44, 14-15).

“Titoli”: Re dei Re (in russo: *Car Carem*); Sommo Sacerdote; Alla tua destra sta la regina (in russo: *Predsta Carica*); Salvatore Grande Vescovo (in russo: *Spas Velikij Archierej*).

“Festa”: Cristo Re: ultima domenica dell’anno liturgico.

“Fonti”: Salmi 44 e 109; Matteo 21,5; 27,11; Marco 15,2; Luca 19,30; Giovanni 12,13-15; 18,36-37; 1 Corinzi 15,24; Nicola Cabasilas, *La vita in Cristo*.

“Iconografia”: Cristo Sacerdote e Re, Maria in abiti regali; Giovanni Battista con cartiglio.

Cosa mi suggerisce la parola

Questa domenica è solenne, ultima dell’anno liturgico, e celebra Cristo Re dell’universo.

L’evangelista Marco non presenta brani che rendano adeguatamente la regalità di Gesù; perciò, la liturgia festiva si rifà al Vangelo di Giovanni.

Il breve racconto evangelico ha due protagonisti: Gesù e il procuratore romano Pilato, che è pienamente consapevole che i Giudei gli chiedono di confermare la sentenza di morte già emessa contro di Lui.

Come vedremo nel brano, le menzogne non sono bastate: l’evangelista smentisce le accuse contro Gesù.

Per Pilato, Gesù non rappresenta alcun pericolo

Questo è evidente dalla domanda che, con sorpresa, gli pone: “Sei tu il re dei Giudei?”

L’uomo che gli sta davanti non ha nulla del malfattore, né dell’irrequieto rivoluzionario che gli è stato descritto.

È un processo strano: non è solo il giudice a fare domande, ma l’imputato stesso risponde ponendo domande al giudice:“Dici questo da te, o altri ti hanno parlato di me?”

Gesù invita Pilato a riflettere con la propria testa, senza lasciarsi influenzare da quanto gli hanno detto le autorità religiose.

Pilato reagisce, dicendo: “La tua gente, cioè la tua nazione, i capi dei sacerdoti, ti hanno consegnato a me. Sono tutti contro di te”.

Pilato non si accontenta di quella risposta e pone una domanda ancora più precisa a Gesù: “Che cosa hai fatto?” Gesù risponde: “Il mio regno non è di questo mondo.”

Inizia così lo sconcerto di Pilato, che incalza con domande sempre più dirette: “Dunque tu sei re?” Gesù risponde: “Tu lo dici: io sono re.”

Con questa risposta, il Cristo non lascia spazio a repliche.

Tutti gli evangelisti riportano la domanda di Pilato: «Sei tu il re dei Giudei?», ma solo Giovanni narra un dialogo più approfondito, in cui Gesù fornisce una definizione precisa del suo regno: «Il mio regno non è di questo mondo».

Pilato, da buon romano, vuole sapere solo se Gesù è il re dei Giudei, ma il confronto tra i due rivela la sostanza di due regni opposti: il regno dell’impero, che ha bisogno di sangue per consolidarsi, e il regno della verità, fondato sulla solidarietà tra Dio e l’uomo.

Questo regno ha bisogno di un’adesione amorosa e giungerà alla sua pienezza non nel sangue versato da altri, ma nel sangue versato dal Re dei Re, Cristo Gesù.

Gesù non ha dunque un progetto politico.

Non intende creare un nuovo sistema di potere né sovvertire l’ordine sociale.

La sua regalità si fonda sulla testimonianza della verità.

Le risposte che Gesù dà a Pilato riassumono l’intero messaggio del Vangelo, dissipando ogni possibile equivoco riguardo al suo regno.