Quarta domenica d’Avvento

Dal Vangelo secondo Luca: 1,39-45

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

VISITAZIONE

Maria ed Elisabetta si abbracciano. La futura madre del Battista benedice Maria che, a sua volta, sorpresa dalla gioia, canta il suo Magnificat.

Storia: Le più antiche raffigurazioni di questo episodio, riportato solo dall’evangelista Luca (1,39-56), risalgono al VI secolo: si tratta perlopiù di affreschi, mentre le immagini su tavola sono molto rare perché manca, nella liturgia bizantina, la relativa festa della Visitazione. L’episodio viene però ricordato nella recita dell’inno Akathistos (stanza V) e nei suoi relativi cicli iconografici.

Al momento dell’Annunciazione Maria viene a sapere dall’arcangelo Gabriele che anche l’anziana cugina Elisabetta, “colei che tutti dicevano sterile”, è al sesto mese di gravidanza, perché “nulla è impossibile a Dio”. Subito Maria si mette in viaggio per raggiungere il villaggio montano, a centocinquanta chilometri da Nazaret, dove la cugina Elisabetta vive (oggi la località si chiama Ain Karem), e assisterla negli ultimi mesi di gravidanza. Nell’icona le due donne si abbracciano e Giovanni sussulta di gioia nel grembo di Elisabetta perché “sente” la presenza di Gesù in Maria. Il piede di Elisabetta (con il manto verde) quasi inciampa per la fretta, la mano di Maria sfiora il grembo della cugina, i corpi si protendono, le pieghe dei mantelli si muovono leggermente nell’aria: ogni gesto tradisce la profonda emozione che coinvolge le due donne. Il drappo steso tra i due edifici indica che l’incontro avviene sotto lo sguardo misericordioso di Dio.

Testo: “Portando nel grembo il Signore, premurosa Maria ascese e parlò a Elisabetta. Il piccolo nel seno della madre sentì il verginale saluto, esultò balzando di gioia e cantò alla Madre di Dio il suo Ave” (liturgia bizantina).

Titolo: Abbraccio della Madre di Dio a Elisabetta (in greco: Aspasmos).

Festa: 31 maggio. Il Vangelo viene proclamato anche nella IV Domenica del Tempo di Avvento anno C.

Fonti: Lc 1; Akathistos (è uno tra i più famosi inni che la Chiesa Ortodossa dedica alla Theotokos (Genitrice di Dio). Inno liturgico del secolo V, che fu e resta il modello di molte composizioni innografiche e litaniche, antiche e recenti.”Akathistos” non è il titolo originario, ma una rubrica:”a-kathistos” in greco significa “non-seduti”, perché la Chiesa ingiunge di cantarlo o recitarlo “stando in piedi”, come si ascolta il Vangelo, in segno di riverente ossequio alla Madre di Dio); Dionisio di Furna, Ermeneutica della pittura.

Iconografia: Maria e Elisabetta si abbracciano; a volte sono presenti anche Giuseppe e Zaccaria che conversano.

Cosa mi suggerisce la parola

Con questa “visita” si intrecciano Antico e Nuovo Testamento.
Due donne che danno compimento ad antiche profezie: una, Elisabetta, porta in sé un’attesa e un desiderio di incontrare il Messia, come profetizzato dal figlio Giovanni, detto il Battista. L’altra, Maria, porta in sé l’Atteso, sostanza essenziale di ogni nostra speranza.
Questo è importante per poter comprendere la promessa e, di conseguenza, per poter aspettare Qualcuno.

Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda.
Arrivò da Elisabetta, che aveva concepito Giovanni e che per questo motivo rimase nascosta per sei mesi. Maria, per andare da lei, si mise in viaggio. Il mettersi in viaggio è un tema che ricorre spesso nelle Scritture: Abramo si mise in viaggio, e dopo di lui molti altri, fino a Gesù, per dare conferma della sua opera missionaria.
Maria ha fretta! Non per ansia o paura, ma perché desidera conoscere e scoprire ciò che Dio ha compiuto prima nella cugina, e ora in Lei.
In questa fretta di Maria ci colpisce la tenerezza verso la cugina anziana. Non guarda alla distanza, al disagio, al tempo e alla fatica del viaggio per raggiungerla. Anche Maria è in attesa, ma si affida. Dio l’ha visitata in modo inatteso, l’ha riempita di gioia, le ha donato un nuovo modo di esistere, di amare, di valutare la realtà, come ha fatto con Elisabetta attraverso il suo concepimento inatteso.

Papa Benedetto XVI ci invita a guardare a Maria come modello di disponibilità e fede. La sua visita a Elisabetta non è solo un atto di carità, ma anche una manifestazione del desiderio di conoscere e di condividere la gioia che nasce dall’incontro con Dio. In questa scena, il Papa sottolinea il dinamismo della fede: Maria, nonostante il suo stato, non si ritira in se stessa ma si mette in cammino, spinta dall’amore. In questo gesto, ella ci insegna che la vera fede è sempre attiva, pronta a farsi prossima e a riconoscere la presenza di Dio nei segni della storia. Alla fine di questo Avvento, anche noi siamo invitati a riconoscere il dono che il Signore ci ha fatto nella nostra vita, senza continuare a chiedergli segni e miracoli.