“IL VERBO SI FECE CARNE E VENNE A ABITARE IN MEZZO A NOI” – Annunciazioni

Le Sacre Scritture sono ricche di “Annunciazioni”. Prima di quella rivolta a Maria e Giuseppe, vi sono altre Annunciazioni, come quella a Gioacchino e Anna, i genitori di Maria, e a Elisabetta, cugina di Maria. Questi annunci riguardano gravidanze inattese e inaspettate, miracoli di Dio annunciati da angeli.

L’Annunciazione a Gioacchino e Anna, pur non essendo un episodio narrato nei Vangeli, ha un forte significato teologico e spirituale nella tradizione cristiana e ci invita a riflettere sull’importanza di questa chiamata divina, che coinvolge tutta la persona. L’Annunciazione non è solo un annuncio, ma rappresenta anche un mistero che riguarda l’intera umanità e le generazioni che si preparano a vivere questa chiamata.

Dentro l’annuncio dell’angelo c’è una vocazione che Anna e Gioacchino hanno accolto con fede e fiducia. La loro disponibilità ad accogliere la volontà di Dio attraverso la nascita della loro figlia è, in un certo senso, una “anticipazione” del sì che Maria dirà in risposta all’angelo.

Siamo invitati a meditare sulla figura dei genitori di Maria come persone che, con la loro vita di preghiera e fede, hanno preparato il terreno per la venuta della Madre del Salvatore. Gioacchino e Anna sono modelli di speranza e di fiducia nella Provvidenza divina. La loro storia di infertilità, seguita dalla nascita di Maria, è una testimonianza di come Dio, che interviene nella storia in modi misteriosi, sappia rispondere alle preghiere e alle attese dei suoi figli.

Il “sì” in risposta all’annuncio di Gioacchino e Anna è un esempio di come tutta l’umanità sia chiamata a collaborare al piano divino.

L’altro annuncio è quello a Elisabetta, narrato nel Vangelo di Luca 1,36-37:

[36] «Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito un figlio, e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile. [37] Nulla è impossibile a Dio.»

Nulla è impossibile a Dio! Anche Elisabetta, ormai in età avanzata e che viveva nella condizione di sterilità, partorirà un figlio. La frase «Nulla è impossibile a Dio» è un richiamo alla fede nella potenza divina e alla capacità di Dio di operare al di là di ogni limite umano.

Ci invita a riflettere sulla natura della fede e della speranza. La fede non è semplicemente un atto di credere in cose straordinarie, ma è soprattutto la capacità di accogliere la volontà di Dio anche nelle circostanze più impensabili, accettando che la sua potenza può cambiare ogni cosa, anche ciò che sembra impossibile agli occhi umani.

In questo contesto, Elisabetta, che concepisce un figlio nella vecchiaia, diventa un segno di speranza per ogni credente. La sua gravidanza, che nessuno avrebbe mai immaginato possibile, è simbolo della realizzazione di un piano divino. «Nulla è impossibile a Dio» ci invita a non limitare la potenza di Dio con le nostre percezioni, ma ad aprirci all’infinito di ciò che Egli può fare nella nostra vita, anche quando le circostanze sembrano insormontabili.

L’annunciazione ci sprona a vivere con fede, a riconoscere la presenza di Dio nei momenti di difficoltà. Questo è possibile solo attraverso la fede, che ci permette di essere aperti a questo misterioso ed eterno amore che non conosce limiti.

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