Due sono gli annunci dell’arcangelo Gabriele. Il primo riguarda Zaccaria, a cui viene rivelato il miracolo del concepimento di Elisabetta, sua moglie, ormai anziana e sterile. L’angelo gli appare, mentre egli è intento a svolgere il suo servizio nel Tempio. Ne rimane turbato, ne ha paura. L’angelo gli dice: «Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, che chiamerai Giovanni» (Lc 1, 11-13). A causa della sua incredulità, Zaccaria è silenziato dall’angelo, un silenzio che durerà fino alla nascita del bambino e che accompagnerà l’attesa della seconda profezia.
Il secondo annuncio è rivolto a Maria, nella città di Nazaret, dove l’angelo Gabriele gli annuncia che concepirà un figlio per opera dello Spirito Santo. L’angelo la saluta con le parole: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te» (Lc 1, 28). Maria, turbata, non comprende il significato di un saluto tanto particolare. L’angelo la rassicura: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù» (Lc 1, 30-31). Maria, pur essendo promessa sposa di Giuseppe, non è ancora sposata e non ha ancora avuto un rapporto con lui. La sua domanda, «Come è possibile? Non conosco uomo» (Lc 1, 34), è una domanda di stupore, ma anche di fede. L’angelo le risponde: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, e la potenza dell’Altissimo stenderà su di te la sua ombra; colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio» (Lc 1, 35). In questo momento, Maria accoglie l’annuncio con totale fiducia, accettando il disegno divino: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1, 38).
Già le antiche scritture, come quelle del profeta Isaia, profetizzano questo evento che avrebbe cambiato le sorti di tutta l’umanità: «Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio» (Is 7, 14). È però l’evangelista Matteo che, con parole forti e dirette, esprime la realtà sconvolgente della concezione di Gesù: «Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo» (Mt 1, 18). Matteo non lascia spazio a dubbi e va dritto al punto, sconvolgendo la tradizione ebraica.
Nel percorso del matrimonio ebraico, Maria e Giuseppe si trovano a metà strada: hanno concluso il fidanzamento, ma non hanno ancora iniziato la vita coniugale. Maria, all’annuncio dell’angelo, prova paura e incertezze. La sua vita, proiettata verso una serena convivenza con Giuseppe, viene sconvolta. Tuttavia, l’angelo la rassicura con le parole «Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio» (Lc 1, 35). Le parole dell’angelo offrono a Maria la comprensione della grandezza di ciò che le sta accadendo. Quando l’angelo conclude con «nulla è impossibile a Dio» (Lc 1, 37), Maria, pur non comprendendo pienamente, affida la sua vita al progetto divino. Il suo “sì”, il suo “eccomi”, diventa l’accettazione totale della volontà di Dio. Con questa risposta, la profezia si compie, l’annuncio è dato, e il corso della storia dell’umanità cambia per sempre.
San Giovanni Paolo II, ci ricorda che il “sì” di Maria è il cuore stesso della salvezza. La sua risposta a Dio è il gesto di totale fiducia e obbedienza che permette all’incarnazione di realizzarsi. Maria, accogliendo la volontà di Dio, diventa la Madre di Dio e, attraverso di Lei, l’umanità riceve la grazia della salvezza. Il suo “eccomi” è un modello di fede e di umiltà per tutti noi, che siamo chiamati a rispondere con lo stesso abbandono nelle mani di Dio. Il mistero dell’incarnazione è un segno che nulla è impossibile a Dio, e che, attraverso l’umanità di Maria, Dio si fa presente e continua a camminare con noi, al nostro fianco.